Sold out per Oscar Giannino all’auditorium dell’Hotel Etrusco

 

 

Tutto esaurito all’auditorium dell’Hotel Etrusco, nonostante la istuazione ambientale fosse difficilissima e le auto dovessero essere parcheggiate lontanissimo per una concomitante manifestazione fieristica che ha fatto tremare gli organizzatori. Le 450 sedie prediposte erano tutte occupate e molti hanno assistito in piedi, mentre lo streaming registrava da 500 a 1.000 spettatori on line. Una conferenza esaltante, in un crescendo che ha visto i presenti sempre più coinvolti e sempre più partecipi. Una platea attenta che non perdeva battuta e non lesinava scroscianti appalusi.

Alla platea aretina, composta da 600 persone tra imprenditori, professionisti e tantissimi cittadini comuni curiosi di ascoltare la versione di Giannino, il leader nazionale del movimento  “Fare” ha illustrato i diciotto punti del programma e messo in evidenza la netta discontinuità rispetto alla Seconda Repubblica in termini di idee, persone, proposte concrete da offrire al Paese dopo anni di chiacchiere, retorica e sterili contrapposizioni ideologiche.

Se ci guardiamo indietro, c’è da farsi venire le vertigini: gli ultimi cento anni della storia italiana restituiscono a noi un quadro fatto di: 2 guerre mondiali, un ventennio di dittatura fascista (con la macchia indelebile delle leggi razziali), 40 anni di dominio democristiano e 20 anni di contrapposizione tra berlusconismo e antiberlusconismo. Nonostante tutto, nonostante la crisi, ancora galleggiamo e siamo tra le nazioni ricche; merito del nostro ingegno, della nostra innata capacità di arrangiarci, della nostra indomabile volontà. Oggi nell’era della globalizzazione, della competizione a 360 gradi tutto ciò è necessario, ma non è più sufficiente.

La crisi del 2008 ha messo definitivamente in luce quanto i “fondamentali” della Ns. Politica e della Ns. Economia fossero marci.

La cattiva politica ha fatto si che si sedimentasse (prima con il fascismo e nel dopoguerra con l’egemonia culturale comunista) una mentalità collettivista , che la vacillante democrazia italiana minacciata al proprio interno dal partito comunista e da una frangia post-fascista, si costituisse a colpi di compromessi e resistesse alle minacce di forti rivolte sociali attraverso un rapporto perverso tra poteri forti, un capitalismo clientelare, un diffuso voto di scambio e facendo leva, specialmente a partire dagli anni 70’ (toccando il suo apice negli anni 80’) del debito pubblico come soluzione per ottenere stabilità sociale. Il problema è che in molti si sono abbuffati in quegli anni, lasciando alle nuove generazioni il fardello di dover porre rimedio a questo gigantesco squilibrio venutosi a creare; squilibrio che poi ha comportato un aumento della corruzione, del nepotismo, della quasi totale assenza di capitale civico e moralità nelle istituzioni, nelle associazioni, nelle fondazioni, etc… I 18 anni di contrapposizione tra berlusconismo e antiberlusconismo sono stati una grande farsa, un continuo rimandare le soluzioni ai problemi, mentre c’era chi si spacciava per liberale e applicava politiche stataliste, chi faceva i girotondi e rivendicava la propria “identità costitutiva” (nonostante quel muro fosse caduto dal 1989). In questi 18 anni intanto il debito pubblico è aumentato, la spesa pubblica ha superato oltre il 50% del Pil, le tasse stanno soffocando imprese e famiglie e noi ancora ci ritroviamo Berlusconi che ci racconta le sue favole!

Oggi invece assistiamo all’indecoroso spettacolo della lotta del potere per il potere con un centrosinistra coerente con le sue idee socialiste che strizza l’occhio al centro in vista di un inciucio (dove Monti viene usato da Casini& Co come una marionetta per riciclarsi e coprire il vuoto pneumatico di idee e proposte da offrire al Paese) e con un centrodestra impresentabile guidato dall’immortale pifferaio che fa nome a Berlusconi.

Contrastare una simile cancrena, la cui infezione è veramente arrivata a porre salde radici nella società, oltrechè nell’economia e nella politica italiana, non è semplice; ma è necessario reagire. Non voglio credere che oramai siamo un popolo di lobotomizzati, di persone rassegnate al lento ed inesorabile declino dell’Italia, tanto da essere trattati dallo Stato come sudditi e non come cittadini. Anche perché ad una perdita di reddito pro capite così forte, ad una moria di imprese così numerosa, al continuo calo dei consumi, alla fine la storia ci insegna che anche i popoli più pacifici insorgono!

In effetti sono tanti gli italiani che hanno cominciato a interrogarsi sul “che fare?”. C’è chi ha opzionato Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle; c’è chi ha anche creduto di trovare in Renzi un’alternativa nuova, giovane, europea contro la nomenklatura auto-referenziale e incapace del Palazzo.

Ora, nella nebbia del presente, una cosa è certa: per ristabilire un equilibrio e tornare a crescere occorre cambiare la politica, cambiare la nostra mentalità, occorre insomma una rivoluzione culturale di lungo respiro che apra l’Italia al mondo.

Per questo, alle elezioni 2013 si presenta “FARE per Fermare il declino” il partito di Oscar Giannino”. Oltre alla discontinuità politica con il passato, il partito propone con numeri alla mano 10 punti programmatici chiari, netti per uscire dalla crisi, tornare a crescere e infondere in Italia nuova speranza.

Non so francamente se l’Italia e gli italiani siano pronti a digerire una cura così netta e radicale; sono stati purtroppo abituati a delegare in bianco ad altri il compito di essere governati con la solita scusa del “voto utile” che ad ogni tornata elettorale si ripete affinchè nel caos generale tutto resti immutato e trionfi lo status quo.

Per chi volesse vedere l’intervento, qui la registrazione video


Ufficio Stampa

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