O FIRENZE… O MORTE ! (Fare a

Scomodare Amleto per parlare di Regione Toscana è darle troppa dignità, ma è la mia foglia di fico per i toni da caserma che qualcuno ravviserà nel prosieguo.

Ai piani alti di Novoli, solerti amministratori regionali, spalleggiati da funzionari ancor più solerti nell’inventarsi leggi che servano a rendere difficile l’esistenza di cittadini e imprese, nel rinnovare i fasti del potere regionale modificando in continuazione leggi, quella urbanistica in particolare, nel creare occasioni artificiali di lavoro per chi dovrà rifare tutti i piani regolatori, improvvisamente divenuti vecchi quando fosse approvata la nuova legge urbanistica, hanno appunto licenziato e preparato per il Consiglio Regionale la variante a detta legge. In sovrappiù, che sembrava loro poco il danno, ci hanno messo come carico da undici il regolamento edilizio tipo che tutti i comuni dovranno in qualche modo utilizzare. I sudditi si inchinano a tanto impegno.

Di fronte ad eventi come questi, con una regione che vuole avocare a sé tutte le decisioni più importanti in campo urbanistico, sottraendole ai comuni, fino a scendere nel dettaglio delle decisioni, in disprezzo totale delle comunità locali, il dubbio sul che fare e come fare c’è.

Non sarà amletico, ma il rovello interiore esiste ed è così riassumibile: fare a’mmuina o mandarli a’ffanculo?

A malincuore cercherò di rimediare alla caduta di stile e tornare alle notizie. I comuni sembrano decisi a non farsi esautorare del ruolo che hanno sempre avuto e cioè detenere il controllo della forma fisica della città e del territorio. I professionisti, esausti per la crisi e sfiancati da questo ingiustificato processo di modificazione continua delle leggi, baccagliano contro la regione. Gli organi che rappresentano, o dicono di rappresentare, i professionisti, sembrano tuonare anch’essi contro la regione. Ma, alla resa dei conti, quali azioni potranno essere intraprese per cercare di cambiare il corso delle cose bloccando questa sciagurata proposta di legge e, se possibile, semplificare in maniera drastica il processo di “pianificazione”, il cui nome già dovrebbe richiamare infausti periodi che credevamo defunti a Berlino nel 1989?

Temo che tutto si concretizzerà in convegni, seminari, incontri informali riservati, abboccamenti, la mia organizzazione deve essere presente, no, la mia è più rappresentativa, io sono il presidente, mezze promesse, scambi, dichiarazioni d’intenti, parate verbali, enunciazione di principi e tutto andrà come dovrà andare: approvazione della modifica con qualche ritocco per contentino. Sì, perché nel corso degli eventi entreranno in gioco tutte le variabili classiche: gli equilibri interni al Partito (quale partito? Il partito in Toscana è il Partito e basta), il congresso per la segreteria, l’ANCE, l’ANCI, le primarie per il premier, i renziani e i cuperliani (si dirà così? boh), le elezioni politiche eventuali e quelle regionali non imminenti ma non lontane, e Rossi e il Monte dei Paschi, e le larghe intese e la puttana della miseria che non c’entrano niente con i bisogni dei cittadine della società ma che determinano gli eventi dei cittadini e della società. Mancano le criticità insieme alla filiera corta, agli incubatori, ai distretti e al volume zero e abbiamo detto quasi tutto.

E allora ecco resta il dubbio che non sarà amletico ma che esiste: infine, non sarà meglio organizzare un bell’incontro e mandarli a’ffanculo e basta?

Non sarà molto più dignitoso ed efficace il provincialismo e il campanilismo che il sindaco Fanfani ha messo in campo, col sostegno di tutti, quando si trattava di salvare la provincia? Va bene, non è servito perché non le hanno più abolite, ma il risultato virtuale era stato ottenuto, senza tante digressioni ma con le cattive: o così o niente. Il Viva Maria, la rivolta degli straccioni, la fiammata rivoluzionaria, che tanto il nostro non è paese rivoluzionario. Ma meglio dei soliti riti inconcludenti e utili solo alla carriera o all’appeasement di qualcuno lo saranno sempre, che diamine.

Pietro Pagliardini

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