Domenico Quirico, giornalista de La Stampa, non dà sue notizie dal 6 aprile.
L’ultimo contatto è avvenuto mentre andava ad Homs per documentare la guerra civile siriana, un argomento che non cattura le prime pagine.
Il 61enne, esperto in reportage da zone calde, non sembra suscitare le attenzioni riservate ai marò, eppure il silenzio intorno alla sua sorte è preoccupante.
La paura della deriva integralista, la mancanza di risorse petrolifere, i giochi dell’area medio-orientale tengono lontano quei paesi che si erano dimostrati attivi in Libia con rovesciamento di Gheddafi.
Eppure muoiono migliaia di civili.
Spariscono giornalisti.
Un altro italiano, Lo Porto, è da un anno e mezzo in mano di banditi in Pakistan.
Ma chi se ne frega!
Non ho visto manifesti alla sede del Pdl, nè bandiere della pace alle finestre delle istituzioni.
Temo che Quirico non sia in una sistemazione de-luxe, a differenza dei marò.
Temo che non ci sia quel via-vai di personalità al fine di evitare una potenziale condanna a morte per la morte di due ignari pescatori.
Mentre temo per la vita di un uomo, mi viene in mente la mobilitazione dei pensatori della sinistra italiana intorno al caso Sgrena.
Ma l’oblio nei confronti di un giornalista non schierato è degno di un solo giudizio: vergogna.
Alessandro Ruzzi



