Leonardo da Vinci e le sue opere emanano un fascino particolare, che coinvolge tantissime persone. Forse saranno i volti enigmatici dei suoi personaggi, forse le leggende che avvolgono la sua persona, ma non credo che vi siano altri personaggi del Rinascimento, che abbiano ricevuto tante attenzioni, sia da parte degli studiosi che dei cittadini comuni. Tra le sue opere, quella più famosa e più discussa è di sicuro la Gioconda. E’ proprio al personaggio ed al paesaggio che è stato raffigurato sullo sfondo, che sono state dedicate infinite pagine di altrettante indagini.
E se a Lagonegro (PZ) sono convinti che Monna Lisa riposi là, morta per un’infezione mentre accompagnava il marito, Francesco del Giocondo, in Calabria per affari, in molte parti d’Italia si sono voluti riconoscere i singolari luoghi dipinti da Leonardo a destra ed a sinistra della “Gioconda”.
L’ultima indagine sul tema è stata portata a termine recentemente da Anselmo Rondoni, che nel giugno scorso, presso le Edizioni Effigi di Arcidosso (GR), ha pubblicato il libro «Il paesaggio de “La Gioconda”. Un’indagine iconografica». Il lavoro di Rondoni, patrocinato dai comuni di Laterina e di Pergine Valdarno, nonché promosso dall’Associazione Culturale “La Rocca” di Laterina, affronta in particolar modo l’identificazione dei luoghi dipinti da Leonardo, sullo sfondo del celebre quadro, comparandoli con le varie località che nel tempo se li sono disputati.
E così, con argomenti molto convincenti, Rondoni elimina una ad una le varie ipotesi che volevano localizzati in giro per l’Italia e per la Francia quei corsi d’acqua, quelle strade, quei calanchi e, soprattutto, il celebre ponte romanico a quattro arcate.
Quel paesaggio non rappresenta il sud della Francia, come quel ponte non è vicino al Lago d’Iseo. Quella campagna non è in Lombardia e il Ponte del Diavolo sul fiume Trebbia, presso Bobbio, non c’incastra nulla con quello leonardiano; anche le paludi Pontine non hanno ispirato Leonardo e gli Archi di San Lidano non combaciano con quelli del ponte sul quadro.
Siamo rimasti con Ponte Buriano e la foce della Chiana sull’Arno. Sarà questa la soluzione? No, non è neppure questa. Anzi, Rondoni è molto convincente nell’annullare quell’ipotesi che ormai a noi aretini faceva molto piacere: nel 1503 il Canale della Chiana, ancora non esisteva, c’era solo un piccolo corso d’acqua (fossatum novum trecentesco) che azionava il molino della Chiusa dei Monaci; il Ponte Buriano ha sette arcate e non quattro e parte da sponde bassissime, mentre il ponte di Leonardo di arcate ne ha quattro, più alte e parte da sponde scoscese.
Qual è dunque il ponte della Gioconda? Si tratta, secondo Rondoni, della rappresentazione del Ponte di Valle (detto “del
Romito” perché lì vicino c’era un ospedale con chiesetta di S. Cataldo, dove soggiornava un eremita). Il Ponte di Valle crollò nel 1703 ed oggi ne rimane solo un’arcata, ma vedendo quest’arcata, vedendo il paesaggio vicino, non possiamo fare a meno di convenire con Rondoni sul fatto che effettivamente la sua proposta sia più calzante della precedente.
Anche perché quel ponte è molto più vicino alle famose Balze, che sorgono a nord di Laterina e che ormai in tanti identificano con quelli dipinti da Leonardo, a sinistra della Gioconda. C’è poi un’altra particolarità: sempre a sinistra della Gioconda è stata dipinta da Leonardo una strada sinuosa, spesso trascurata dagli studiosi. Ebbene, Rondoni pubblica la foto della strada bianca, che da Rimaggio va al santuario di Santa Maria in Valle: un percorso straordinariamente combaciante con la “serpentina” dipinta da Leonardo, al punto da far dire all’autore che “anche un bischero” se ne renderebbe conto …
Un unico ultimo tassello rimane ancora da collocare. Si tratta dell’ampio specchio d’acqua dipinto sopra i calanchi. Rondoni fornisce tre ipotesi, cito quella più verosimile: un ricordo del vicino Lago Trasimeno, in quel tempo molto studiato da Leonardo, assieme alla Valdichiana.
Già, ma qualche critico a questo punto si chiederà che cosa ci girasse mai il genio da Vinci a Laterina. E il Rondoni lo accontenta subito, con una dotta spiegazione, legata al Proposto dell’epoca, della locale arcipretura, don Francesco Soderini, fratello di Piero, Gonfaloniere della Repubblica fiorentina, che come è ben noto era amico di Leonardo. Quindi, mentre Leonardo se ne andava dalle Chiane a Fiesole e ritorno, ogni tanto sarebbe passato da Laterina, a fare visita al fratello dell’amico e nel percorso si sarebbe imbattuto nel Ponte di Valle, nelle Balze, nella strada a serpentina e negli altri luoghi che avrebbe disegnato per poi riportare sullo sfondo del suo celebre quadro. Addirittura, Rondoni ipotizza pure il luogo da cui Leonardo avrebbe avuto la migliore visione della zona: il Poggio di Caianello. Insomma, i luoghi raffigurati sul paesaggio ai lati della Gioconda, sarebbero legati ai territori di Pergine Valdarno e di Laterina.
Suggestiva ipotesi quella di Rondoni, che trova un solido appoggio nelle parole scritte dal celebre storico dell’arte italiana, il benemerito prof. Antonio Paolucci, già Direttore dei Beni Culturali della Toscana, oggi Direttore dei Musei Vaticani. Paolucci, dopo averla definita “ragionevolmente fondata”, conclude dicendo “Tutto sommato l’ipotesi mi convince”. E se convince lui …
Il libro di Anselmo Rondoni sarà presentato sabato prossimo, 7 luglio, alle ore 19,00 nel giardino della Villa di Monsoglio, a Laterina (AR). In serata seguirà poi il concerto della Filarmonica “Santa Cecilia”.

Ricostruzione grafica del Ponte del Romito. Così lo avrebbe visto Leonardo
Santino Gallorini



