Arezzo e Siena:

Siamo agli inizi degli anni Ottanta del XIV secolo. La situazione per Arezzo è drammatica.

La città e sconvolta da durissime lotte per il potere tra le varie fazioni. Guelfi, Arciguelfi, Ghibellini, famiglie del contado e famiglie di città, in una confusione che mette a dura prova la ricostruzione dei fatti, da parte degli storici moderni. Ogni fazione vuole primeggiare su quelle nemiche e per farlo deve necessariamente allearsi con forze esterne. Ecco allora che se gli Arciguelfi vedono in Firenze la naturale alleata, non disdegnano di cercare anche  un aiuto dal re di Napoli, mentre i Tarlati e gli Ubertini, potenti famiglie ghibelline ormai relegate nel contado, guardano a Siena o a qualche compagnia di ventura di passaggio, che all’epoca non mancavano.

E’ così che nel novembre 1381, chiamata dal vicario del re di Napoli in Arezzo, ormai costretto dalle fazioni avverse a rifugiarsi nel Casseretto della città con gli Arciguelfi, arriva la famigerata compagnia di San Giorgio, capitanata da Alberigo da Barbiano. Entrati in Arezzo, i soldati di ventura si danno a saccheggiare e distruggere le case dei ghibellini e degli altri nemici degli Arciguelfi. Ma non si limitano a questo: saccheggi di chiese, di conventi ed altri luoghi sacri, profanazione di monasteri e cimiteri, stupri generalizzati, sono le loro gesta, che impressionano persino molti “cronisti” contemporanei delle città vicine. Alla devastazione della compagnia di San Giorgio seguono ulteriori scorrerie di analoghe bande militari. Arezzo è stremata e spopolata.

Intanto, le città vicine cercano di occupare i suoi castelli. E se Siena occupa Monte San Savino e San Pancrazio, Firenze accetta la sottomissione di Foiano, di Camaldoli e di altre terre. Significativa quella di Castiglion Aretino che proprio perché si affida volontariamente a Firenze, cambia il nome in “Fiorentino”.

In questo contesto, arriviamo al giugno 1384, quando la famiglia Tarlati sottoscrive un patto con Siena, con cui per venti anni entra sotto la protezione di quella città assieme ai suoi possessi, valutabili in più di 120 siti, tra castelli, fortilizi e villaggi.

Passano pochissimi mesi ed ecco che arriva in zona Enguerrand sire di Coucy, che alla testa di circa 9.000 uomini sta scendendo verso sud per aiutare il francese Luigi d’Angiò – fratello del re di Francia – contro il re di Napoli, che come abbiamo detto ancora deteneva il possesso di Arezzo. Su istigazione dei Tarlati, a fine settembre 1384 il Coucy entra in Arezzo, occupando la città, tranne che il solito Casseretto, dove ancora una volta trova rifugio il vicario regio.

Sembra che la situazione si stia definendo, con il rientro dei Tarlati e degli altri ghibellini in città e la cacciata degli Arciguelfi e dei rappresentanti del re di Napoli. Ma ecco che accade un fatto imprevisto: muore Luigi d’Angiò e quindi il Coucy si trova senza un vero motivo per rimanere in Italia.

E’ a quel punto che, d’intesa con i Tarlati, il sire di Coucy offre a Siena la signoria su Arezzo, dietro un pagamento di 25.000 fiorini.

Se Siena avesse accettato, probabilmente la storia di Arezzo avrebbe avuto un nuovo corso e i suoi rapporti commerciali si sarebbero diretti verso la Toscana del sud, la Maremma grossetana ed il porto di Talamone. Ma Siena tergiversò. Forse la cifra era troppo alta per le finanze della città vicina, evidentemente allora come adesso non troppo floride; forse fu il timore di mettersi apertamente contro la forte Firenze; forse fu quest’ultima città a dimostrare maggior intraprendenza e dinamicità. Fatto è che mentre a Siena si discuteva, gli emissari fiorentini aprirono due trattative separate, con il vicario del re di Napoli e con il Coucy, arrivando ad entrare in possesso sia del Casseretto che della città. Il 17 novembre 1384 le truppe fiorentine entrarono in Arezzo. Poi, con un’accorta azione diplomatica, supportata da una decisa azione militare, in poco tempo Firenze riuscì a mettere le mani su quasi tutti i castelli che erano appartenuti al comitato aretino.

La storia non si fa con i se. Viene comunque da chiedersi quale sarebbe stato il futuro di Siena e di Firenze se Arezzo, con il suo vasto territorio, fosse caduto in mani senesi. Firenze sarebbe rimasta a capo di un’area relativamente più piccola, tagliata fuori dagli sbocchi commerciali verso l’Umbria pontificia e l’area adriatica. Siena, invece, avrebbe potuto governare un vasto territorio, ampliare sensibilmente i suoi commerci verso l’Italia orientale e beneficiare di territori ricchi di risorse naturali. Sarebbe stata Siena e non Firenze a godere di un accresciuto prestigio “internazionale”, a controllare le maggiori direttrici che andavano verso Roma ed i porti del sud Italia, da cui si partiva per la Terra Santa e l’Oriente. Probabilmente, anche gli accresciuti rapporti di forza in favore di Siena, avrebbero apportato nuove acquisizioni territoriali alla Città del Palio.

Probabilmente, forse … Ma la storia è andata in un modo diverso, che conosciamo bene.

Da più di sei secoli Arezzo è entrata nell’orbita fiorentina e verso la città del Giglio vanno le acque della Chiana e dell’Arno, come le Ferrovie (lenta e direttissima) e l’Autostrada del Sole.

Tentare di tornare al lontano passato, oltre che anacronistico mi sembrerebbe velleitario ed inutilmente dannoso.

 

Santino Gallorini

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