ARETINI IN GUERRA ( 1a parte)

Partenza e arrivo in Polonia nei pressi di Auschwitz

Int. Cominciamo dal momento in cui siete partiti dall’Italia

S.P. Noi siamo partiti dall’Italia  e abbiamo raggiunto Katowice dopo una sosta a Berlino, dove ci fu un bombardamento…Madonna!… Raggiungemmo Katowice dove soggiornammo, avevamo una casa per conto nostro, mentre l’ufficio che frequentavamo era dei sindacati dell’industria. Noi facevamo: lei l’assistente sociale e io l’addetto di segreteria, corrispondente…eccetera eccetera. Noi ci spostavamo spesso ad Auschwitz dove c’erano tutti questi lavoratori, a Soslowice, dove c’erano queste miniere, più, si girava nelle zone intorno, lì dove avevamo la nostra assistenza ai lavoratori. Io, una volta al mese, andavo a Breslavia al consolato a riprendere i buoni…avevamo una assistenza consolare, avevamo tutto quello che si voleva ….si mangiava, si beveva, si sciupava la roba. Più, ci arrivava dall’Italia, una volta al mese, la cosiddetta “ cassetta Bose ”, cioè una cassetta piena di vino, olio, pastasciutta…roba italiana, e noi, fino al 25 luglio siamo stati come pascià. Dopo il 25 luglio abbiamo cominciato a sentire qualcosa…perché i tedeschi non erano più così ospitali, finchè siamo riusciti a rientrare in Italia il 2 settembre. Dopo non siamo più ritornati lì. In Italia ci siamo rifugiati a Usciano.

Int. Va bene questa è un po’ una sintesi introduttiva, ma  vediamo…la vita là, in Germania, la visita ad Auschwitz…

S.P Un giorno mi comunicano che dovevo andare ad Auschwitz a organizzare uno spettacolo nei locali che c’erano, per i lavoratori italiani  residenti. Sicché  sono andato là e c’era tanta gente dello spettacolo e così ci siamo dati da fare. Quando la rappresentazione finì siamo andati a dormire in queste baracche dei tedeschi..

F.C. prossime ai campi di sterminio.

Int. Voi vedevate il campo di sterminio?

F.C. Si! C’era la rete e si diceva: ” Cosa c’è al di là di quella rete?” e loro dicevano:” Ci sono dei prigionieri di guerra”.

Int. Cosa riuscivate a vedere…persone…qualcosa che colpì la vostra attenzione….

F.C. Niente! Perché era la sera quando ci fu questo spettacolo.

S.P. Noi non si sapeva cos’era Auschwitz… noi si pensava solo ai lavoratori e basta.

F.C. Loro dicevano che c’erano solo prigionieri di guerra.

Int. Faceste caso a qualcosa di insolito…

F.C .Niente, niente. Nessuno sapeva niente su cosa avveniva in quel campo.


Italiani e tedeschi.


Int. Allora continuiamo. ..questo spettacolo come andò? 

S.P. Bene, andò bene.

Int. Come fu organizzato?

S.P.Ci avevano mandato molti artisti dall’Italia…

Int. Che tipo di artisti?

S.P. Varietà. Chi cantava, chi faceva il comico…sette o otto artisti che fecero uno spettacolo di un paio d’ore. Come si faceva una volta…l’avanspettacolo.

Int. Comunque  era per gli operai, e i tedeschi non assistevano?

S.P. Si, si, anche i tedeschi.

Int. Che effetto fece, piacque ai tedeschi?

F.C. Eh! Si! Soltanto che la mattina si sente questi tedeschi…si sentono urlare , dentro le baracche dove ci avevano dato ospitalità per dormire….

S.P. Perché gli italiani, che erano con noi, molti, avevano cominciato a sfotterli, l’hanno fatti ubriacare, gliene hanno fatte di tutti i colori, non so cosa gli abbiano portato via …uno di questi tedeschi fu messo nella vasca da bagno, aprirono l’acqua e fu lasciato lì a mollo. Lui neanche se ne  accorse da quanto era ubriaco.

F.C. C’erano molti napoletani che imbrogliavano, vendevano delle bottigline, dicevano che era profumo e invece era acqua colorata. Poi rubarono lenzuola, materassi …

Int. Così i tedeschi si arrabbiarono…

F.C. Si arrabbiarono… noi dormivamo nella stanza che ci cedette il comandante tedesco, c’era  il dottore lì vicino dove dormivamo, forse lui sapeva qualcosa, ma non diceva niente.

Int. All’inizio passaste da Berlino…

F.C. Per avere la destinazione…

Int. Come si presentava Berlino, era bombardata? Distrutta?

F.C. Quando si partì nel’43 Arezzo non era ancora stata bombardata, il primo bombardamento l’ho vissuto a Berlino, ancora non era tanto distrutta…dopo l’allarme siamo andati nel rifugio, nessuno diceva niente, come se non fosse successo niente per loro.

S.P. Ricordo che nel viaggio in treno da Berlino a Katowice c’era nel nostro scompartimento, dove c’erano tedeschi, un tizio che, sentendoci parlare, ci disse :” Guardate che sono Italiano anch’io”.  Era partito da Figline e andava anche lui a Katowice…un operaio, sullo stesso treno, una combinazione.

I. Avete saputo poi che fine fecero quei lavoratori italiani?

F.C. Penso che molti furono messi in un campo di concentramento, furono trattenuti…quando noi si scappò. Si scappò…io avevo l’autorizzazione a tornare in Italia  e in treno si trovò anche il nostro capo delegato che scappava con la moglie, perché incominciavano a impaurirsi eh! E quelli che rimasero penso che tanto liscia non la passarono.

I. Durante il viaggio attraverso la Polonia, quale impressione aveste di quel Paese occupato dai tedeschi?

F.C.A parte l’occupazione, non avevamo l’impressione della guerra…andando a Berlino si.

S.P. Quando siamo partiti da Arezzo…un paradiso… ancora non c’erano stati i bombardamenti, noi avevamo il vagone letto, siamo usciti fuori…abbiamo dormito tranquilli. Siamo arrivati a Berlino, in questo grande albergo, abbiamo mangiato e bevuto. Poi, a un certo momento…le sirene! Questi, tranquilli e beati dicono:” Andate giù nel rifugio” e dopo un’ora circa:” Potete tornare  a dormire”. Ormai erano abituati.

(Fine prima parte. La parte finale sarà pubblicata sabato 28 c.m.)


Mario Ciabattini

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