Troppe le imprese che chiudono. Troppi i commercianti che tirano giù i bandoni per non riaprirli più… I servizi calano. I posti di lavoro spariscono. Aumenta il numero di coloro che ci provano. Se va va. E le statistiche registrano la perdita di vecchie e avviate imprese, e l’apertura di nuove e più spericolate attività.
Ma i giovani sono a spasso sempre più spesso e quando trovano, devono accontentarsi di lavori “atipici”.
Le famiglie comprano sempre meno e lo shopping di Natale calerà del 19 per cento su base nazionale. Ma per la nostra città, che vede approssimarsi il triste traguardo del 20% di disoccupati, e il 104’ posto come nuove assunzioni, le cifre saranno ben più gravi.
Gli italiani hanno quasi smesso di risparmiare. La necessità di arrivare a fine mese, non permette più alcun tipo di accantonamento. La propensione al risparmio, ha raggiunto il minimo storico: 11,9 per cento del reddito lordo disponibile.
E’ facilmente intuibile che l’andamento dei prezzi, non aiuta. In due anni sono andati perduti 800mila posti e i più penalizzati sono i giovani. Nel 2013, rispetto al 2008, ci saranno 1 milione di lavoratori in meno.
Le banche hanno dato una stretta del credito: ora è più difficile avere prestiti, ma anche mutui per comprare casa, e comunque il costo del credito crescerà.
Il fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, è calato di 20 miliardi di euro fra il dicembre 2010 e quello 2011, e questo è un buon segno per i bilanci di uno Stato, ma corrisponde ad un taglio della spesa che incide anche sul Pil. E’ evidente che insieme al superfluo sono stati penalizzati anche importanti servizi sociali.
Vista la totale assenza di misure di rilancio, bisogna ritenere che vi sia ancora una profonda sottovalutazione della crisi in atto. Gli investimenti non decollano e pesa sulle industrie il ritardo dei pagamenti. Per le imprese il giro d’affari è fermo al palo, con gli ordinativi giù del 4,8 per cento.
Le ricadute della manovra economica del Governo Monti, a regime, saranno di 1.129 Euro a famiglia, a cui vanno sommate le ricadute determinate dalle precedenti manovre, pari a 2.031 Euro annui.
Il totale, nel 2014, raggiungerà una cifra impressionante, che determinerà una perdita insostenibile del potere di acquisto delle famiglie pari a -7,6%, con evidenti ripercussioni sul versante della produzione.
Per allontanare queste drammatiche prospettive è indispensabile puntare sul rilancio della domanda di mercato e degli investimenti nei settori innovativi, vera e propria “linfa vitale” per la ripresa della nostra economia.
Inoltre è necessario intervenire con determinazione per contrastare ogni forma di speculazione sui prezzi, intollerabile soprattutto in una fase come questa.
Ma nonostante tutto sono certo che ce la faremo. Non è solo il cuore a dirmelo, ma la storia del nostro popolo. Anche se qualche troglodita si ostina a dirci che non siamo un popolo, non dategli retta: gli italiani sono stati e saranno un grande popolo. Coraggioso e leale. Che sa perfettamente quando è il momento di rimboccarsi le maniche, e cominciare a ricostruire la propria casa.
La casa di tutti.
Paolo Casalini



