SPERIAMO ASCOLTINO IL PROF. DE RITA

Condivido il grande interesse che ha suscitato la recente presentazione della ricerca del Censis su Arezzo. Una ricerca puntuale, che ha analizzato in maniera approfondita la realtà del nostro territorio e al contempo ha suggerito soluzioni per un migliore sviluppo e un migliore impiego di tutte le sue risorse.

Il 2 maggio, all’evento organizzato da Confartigianato Arezzo, c’erano proprio tutti, Sindaco uscente e candidati alla carica di Primo Cittadino, Presidente della Provincia, Consiglieri regionali, Deputati e rappresentanti vari di Enti ed Associazioni della società civile. Ognuno di loro a dimostrare il proprio convinto assenso alle analisi e alle proposte del Professor De Rita.

Leggo, tra la documentazione presentata dal Centro Studi, alcuni titoli e punti che cito testualmente: “Pensare insieme il futuro della Città. Coinvolgere attivamente la comunità nel discutere le priorità del futuro”. E ancora: “Dall’invecchiamento alla longevità attiva – Trasferimento di competenze alle giovani generazioni. Utilizzo di spazi pubblici per creare relazioni, opportunità di incontri, comunicazioni dirette. Favorire il coinvolgimento nel volontariato e nel care informale” e “Alcune cose che si possono fare: avviare la creazione di un hub per la trasmissione dei saperi, competenze ad es. dagli artigiani e dai professionisti (…)”. Perché proprio su questi concetti si è concentrato il mio interesse e, al contempo, si è svelato il mio disincanto nell’osservare con quanta sollecitudine i protagonisti della società politica e civile condividevano i risultati dell’indagine e le proposte Censis?

Cinque anni fa, esattamente il 2 ottobre 2006, mosso dall’ingenua convinzione di poter dare, quale Cittadino, il mio contributo alla comunità a cui mi lega un forte senso di appartenenza, contando sulla mia “longevità attiva” e sulla mia lunga esperienza nel settore dell’oreficeria, e per concorrere con qualche suggerimento e qualche riflessione alla individuazione di soluzioni in grado di risolvere la crisi già in atto del settore (inutile dire quanto fondamentale per la nostra economia), decisi di rivolgermi a tutte le Autorità dei settori politico, economico e formativo, inviando loro una lettera…. alla quale non ho avuto neppure il conforto di ricevere quanto meno una risposta di avvenuta accettazione (e dire che avevo riportato chiaramente il mio indirizzo). Da nessuno dei destinatari. Sicuramente molti di loro non erano tra i presenti che, il 2 maggio scorso, hanno condiviso quanto analizzato dal Censis.

Per chi di voi avrà la bontà e la pazienza di leggera quella mia lettera, eccola a seguire: credo risulteranno chiari i motivi per cui i titoli e i punti sopra sottolineati mi hanno così colpito.

 

Confido nella Sua sensibilità e nel Suo impegno per l’interesse e la crescita della nostra Città e della nostra Provincia, per le quali il settore dell’oreficeria ha rappresentato e continua a rappresentare un elemento portante, nonché nella Sua cortesia, per la lettura di quanto segue.

Mi chiamo Giancarlo Bianconi, ho 70 anni, 40 dei quali trascorsi alla Uno A Erre, all’interno della quale ho maturato l’intera mia carriera lavorativa, conclusasi nel 1992 con la qualifica di Direttore della Qualità. Dalla stessa Azienda, nel 1982, sono stato candidato per il riconoscimento della Stella al Merito del Lavoro, ed è dal 2001 che ricopro l’incarico di Console Provinciale dei Maestri del Lavoro.

Questa mia lettera, indirizzata a Lei, oltre che a tutti gli Organi competenti, muove innanzi tutto dal mio senso di appartenenza a questa collettività alla quale, non soltanto mi sento fortemente legato per diritto di nascita, ma della quale mi sento orgoglioso per l’operosità che nei decenni l’ha distinta per crescita e sviluppo. Da qui, la mia disponibilità a mettere al servizio del settore orafo-argentiero la lunga esperienza e le tante conoscenze tecniche assimilate, studiate e maturate negli anni, in un momento in cui questo stesso settore sta vivendo un momento di particolare criticità, minato da congiunture internazionali sfavorevoli e, mi permetto un’osservazione personale, anche da una certa rassegnazione da parte dei suoi protagonisti.

Ho iniziato la mia carriera a 16 anni, con “i calzoni corti” come ha scritto in un suo articolo il direttore de “L’Orafo Italiano” Gianni Roggini. A 27 anni ho continuato a studiare ottenendo, nel 1968, il diploma di Perito Industriale Metalmeccanico.

Durante gli studi sono stato responsabile del Servizio “Ricerche Tecnologiche”, incarico nell’ambito del quale, grazie ai mezzi più avanzati di cui la Uno A Erre disponeva, mi sono applicato tenacemente per l’ottimizzazione del binomio pratica-teoria, riuscendo a dare soluzione definitiva a fenomeni fino a quel momento sconosciuti, ai quali spesso si ovviava provvisoriamente con alchimie, e che puntualmente si ripresentavano perché rimasti irrisolti.

In quel periodo, ho pertanto proceduto alla prima sperimentazione di fusione in colata continua,  ho messo a punto la costruzione del tubo saldato con TIG (divenuto universale) e trafilato con spine ancorate e flottanti, ho realizzato il placcato (del cui brevetto sono titolare) per la costruzione di superfici a più colori.

Da questa esperienza, sono quindi passato alla responsabilità della Divisione dei Semilavorati con la qualifica di dirigente e, nel 1984, sono stato nominato Direttore della Qualità. In questo ruolo, pur mantenendo la responsabilità dello sviluppo tecnologico, ho assunto l’incarico di Coordinatore del progetto “Total Quality” (Qualità Totale) assistito dalla “Galgano e Associati” (una delle aziende più avanzate nel settore), ho avuto contatti e la possibilità di scambio di opinioni con l’Ingegner Ryuji Fukuda, uno dei più qualificati esperti mondiali nel campo dell’”Industrial Engineering”, della “Stockless Production” e del “ Quality Improvement”; quasi nove anni, durante i quali l’organizzazione aziendale ha subito una forte trasformazione, passando da una organizzazione verticistica ad una più partecipativa.

Nello stesso periodo, ho studiato e messo a punto la tecnica della “granulazione”, nobile e raffinata tecnica orafa etrusca, per la quale, in occasione della presentazione ufficiale tenutasi nel 1988 al Museo Civico di Milano, ho ottenuto ampi riconoscimenti e unanimi consensi sia da insigni studiosi, sia dalla stampa nazionale ed estera. E’ con rammarico che mi sento di affermare che purtroppo, come successo dal tempo degli Etruschi, di questa affascinante tecnica si rischia di perdere ancora una volta la conoscenza. A quanto mi risulta, un Istituto Tecnico di Grosseto sembra farsene vanto fra i propri programmi di insegnamento, ma i risultati raggiunti sono piuttosto modesti.

Mi permetta, ora, un’analisi personale. L’industria orafa, che ha creato la ricchezza della nostra Provincia, si è sviluppata negli anni in maniera alquanto frazionata, caratterizzandosi per le dimensioni piccole di aziende spesso a conduzione familiare e monoculturale, create da soggetti con grande volontà ma con scarsa preparazione imprenditoriale. Questo ha fatto si che tali aziende, cresciute in momenti di congiuntura favorevole, rimanessero, nel tempo, tendenzialmente chiuse, poco sensibili all’acquisizione di nuove conoscenze, così come poco propense alla diversificazione, verso la quale non si è percepito nessuno stimolo.

A mio avviso, a tale crescita, purtroppo, non si è affiancata una sufficiente preparazione al superamento di momenti meno facili. E’ per questo che oggi stiamo assistendo ad una deindustrializzazione molto pericolosa, nei confronti della quale sembra essere impotenti.

In parte è così per quelle aziende a basso contenuto tecnologico e organizzativo, ma ritengo che sia ancora possibile recuperare competitività in quelle che ancora sembrano essere in grado di sopravvivere. L’importante è non lasciarle sole.

Nelle esperienze di lavoro vissute negli anni che hanno seguito il mio pensionamento, ho avuto occasione di conoscere da vicino le realtà delle aziende del settore, la maggior parte delle quali, oltre a soffrire un elevato gap tecnologico nei confronti di altre realtà extraterritoriali, dimostra una certa distrazione al principio dell’”efficienza”. Titolari e maestranze (in sostanza un po’ tutto il sistema) sembrano limitarsi ad una situazione ormai consolidata, che però genera perdite considerevoli.

Analisti della materia sostengono che l’inefficienza, sia tecnica che gestionale, di una azienda mediamente organizzata, comporta una perdita stimata dal 10 al 15% del suo fatturato. Studiare il problema nella sua interezza significa recuperare gran parte delle perdite che vanno a scapito della competitività.

Ho vissuto personalmente queste esperienze, oltre che in Uno A Erre, anche nell’ambito di alcuni miei interventi presso aziende estranee al comparto orafo, come la Merloni di Fabriano e la Decorline di Firenze, ottenendo ottimi risultati trasferiti successivamente in alcuni seminari tenuti presso le Università di Perugia e di Pisa.

Intervenire è compito di tutti gli organi istituzionali del Territorio, dalla Regione alla Provincia al Comune, dalle Associazioni di categoria alla Camera di Commercio, all’Associazione Industriali, a quelle dell’Artigianato. A questo proposito, tra le tante iniziative assunte per il rilancio del settore, ritengo che parte dei fondi destinati al rilancio delle attività del territorio potrebbe essere investita nella organizzazione di un ufficio che, gratuitamente, offra alle aziende una consulenza fattiva e concreta per l’analisi dei problemi e la pianificazione di eventuali interventi.

Si tratta di un progetto che desidererei approfondire insieme a Lei e ai rappresentanti di tutti gli Enti interessati, per il cui sviluppo e per la ricerca di valide professionalità esperte del settore, offro la mia più totale disponibilità.

 


Giancarlo Bianconi

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