La discarica di Podere Rota e l

Il giorno 28 aprile era fissata a Terranova Bracciolini, un’assemblea pubblica sulla discarica Podere Rota (…la situazione è molto pesante…). L’assemblea era fissata alle 21 nella sala consiliare.

L’incontro è stato un flop clamoroso: c’era un consiglio comunale nel pomeriggio con la discarica come tema (presentazione da parte della provincia del piano e argomenti correlati) e l’audizione degli esperti in materia tra cui un professore di Milano che ha fatto le prospezioni geologiche e le indagini sull’inquinamento.  Alle 21, nella stessa sala, era fissata la riunione con la gente del posto, con la possibilità di intervenire dal pubblico ed eventualmente discutere con gli esperti ed i responsabili della CSAI, della provincia o del comune.

In realtà il consiglio comunale è finito alle 21,20 e l’incontro serale, che avrebbe dovuto essere  quello più importante, è iniziato alle 22,10. C’è voluta un’ora e mezza per le relazioni dei tecnici e dei responsabili e a quel punto la gente venuta (poca rispetto a quanto atteso, comunque con una nutrita rappresentanza dei cittadini della zona “colpita” più direttamente dai miasmi e dall’inquinamento da percolato…ed una buona rappresentanza della lista civica formata da socialisti, riformisti e privati cittadini) era praticamente tutta andata via, dato che si trattava di un dopo cena feriale.  Unico vero momento di tensione c’è stato durante l’intervento del Professor Giovanni Pietro Beretta, ordinario di idrogeologia all’Università di Milano e consulente della Provincia.  I cittadini si sono molto arrabbiati, visto che il Prof Prezzolato (consulente quanto mai “di parte”, si direbbe in procedura) ha detto che certi inquinamenti possono essere causa di altri impianti industriali presenti in zona (ma non ve ne sono!) o addirittura dall’utilizzo di trielina da parte della popolazione…

Facile immaginare il mormorio (che tanto mormorio non era), con battute piuttosto pepate sulla evidente presa per i fondelli (eufemismo).  Chi  infatti usa più la trielina? E soprattutto disperdendola all’aperto in terra? Dopo questo scambio di battute, i cittadini presenti se ne sono via via andati ed è rimasta per un botta e risposta a fine “relazioni”, solo la loro rappresentante, Catia Naldini.  Encomiabile per dedizione alla causa, ha potuto fare ben poco da sola contro una tavolata di dirigenti ed esperti che la trattavano con evidente sufficienza.

Le cose  certe sono 2: la discarica verrà ampliata (si sapeva già) e durerà almeno altri sette od otto anni (nonostante avesse dovuto chiudere lo scorso anno. La CSAI, il comune di Terranova Bracciolini e la provincia ci guadagnano troppo.

Questo in attesa del raddoppio dell’inceneritore di San Zeno.

Altra certezza: in questo periodo – con i miasmi particolarmente forti da tempo – stanno ri-coltivando una zona della discarica già coltivata ed in alto, una zona sopraelevata e che dunque è particolarmente portata a diffondere gli odori, tenuto conto che poi si sversano i rifiuti su rifiuti precedenti smuovendo così la zona e facilitando l’emissione di biogas. La sensazione è che tale zona non fosse legittimamente “coltivabile” nonostante che il presidente della CSAI dica di sì (con una sicumera un po’ sospetta). Mi sarebbe piaciuto conoscere meglio tutto e fare domande taglienti ma ho preferito soprassedere, non voglio fare cadute su un argomento che non conosco a pieno, prima è meglio documentarsi con i contratti, gli accordi ufficiali, etc .

Il professor Beretta ha illustrato nella sua relazione come il terreno sotto la discarica sia “quasi totalmente” composto da argilla e dunque impermeabile “salvo zone più sabbiose e permeabili”…dunque NON è totalmente impermeabile e il percolato è ovvio che passi nei settori geologicamente inferiori  e successivamente nelle falde. Più ammissione  di questa…nonostante il prof parli di responsabilità di strati geologici di torba e di residui organici naturali come causa della presenza di composti di ammoniaca o simili nei pozzi dei residenti, come dire che sarà colpa di qualche cadavere di bue o Mammuth del Pliocene se c’è inquinamento in pozzi che sino a 2 decenni fa erano perfetti.

Peraltro c’è da notare come gli stessi cittadini si concentrino più sui miasmi che non sull’inquinamento delle falde, più pericoloso per la salute direi…ma è comprensibile: per la maggioranza del tempo non possono neanche aprire le finestre delle proprie case e dopo decenni di promesse si son visti la discarica, che anziché chiudere rimane aperta. Sono anche troppo civili come comportamenti, altrove si sarebbe iniziato a lanciare molotov e personalmente, pur da nonviolento non mi sentirei di condannarli troppo…

Il 7 Maggio c’è la manifestazione contro la discarica a San Giovanni Valdarno (la discarica è a 2 km dall’abitato nostro e a quasi 10 km da quello di Terranova Bracciolini, che pure è il comune che ne guadagna, salvo qualche spicciolo che arriva dagli ultimi accordi anche a noi) e la speranza di una più ampia partecipazione è scontata, come quella di una protesta più convinta ed adeguata. Allego la relazione della Naldini, più tecnica e certamente più a conoscenza dei problemi

La relazione di Catia Naldini

Poco più di un anno fa è nato l’Osservatorio della Discarica di Podere Rota, uno strumento voluto dai cittadini e da alcune amministrazioni comunali, in seguito alla difficile risoluzione e all’incremento dei disagi provocati dalla Discarica di Podere Rota.

Nell’Osservatorio i rappresentanti delle amministrazioni e dei cittadini dei comuni di Terranuova B.ni, San Giovanni V.no, Castelfranco di Sopra e i rappresentanti delle società della discarica, dall’ASL, dell’ARPAT e dell’ATO si riuniscono per affrontare insieme alcuni aspetti legati alla discarica stessa e per individuare possibili soluzioni. La nascita dell’osservatorio ha finalmente dato avvio ad un percorso di partecipazione dei cittadini alla questione spinosa della gestione dei rifiuti e dei problemi ad essa connessa.

Uno dei problemi legati alla discarica più “sentiti” dalla popolazione e quindi ampiamente dibattuto all’interno dell’osservatorio è sicuramente quello dei cattivi odori, fortemente incrementato negli ultimi anni. Dopo l’esperienza del monitoraggio degli odori con i nasi elettronici, sempre sul trend della partecipazione dei cittadini, in ottemperanza ad una prescrizione della Provincia sul procedimento di VIA ,è stato attivato un monitoraggio odori partecipato in cui gli stessi cittadini si sono messi a disposizione come rilevatori degli odori, mentre di pari passo gli altri attori in gioco verificavano a quali attività corrispondessero picchi di emissioni odorigene per poter poi prendere i dovuti provvedimenti. Eppure, nonostante questi buoni propositi di partecipazione dei cittadini e di volontà di analisi e risoluzione dei problemi molti dubbi rimangono sulla vera sostanza di queste azioni e sul modo di condurre questi rapporti di collaborazione.

Come rappresentante dei cittadini di San Giovanni all’interno dell’Osservatorio quotidianamente mi scontro con una serie di perplessità e atteggiamenti sterili che portano a pensare che l’Osservatorio in realtà sia una struttura dovuta, fine a se stessa e di parvenza, che esiste nella carta formalmente che è servita a giustificare certe scelte e rafforzare certe decisioni, (viene riportato a prova e motivazione di certe scelte e decisioni nelle convenzioni tra le società e i comuni, nella VIA e nell’AIA) ma che in realtà non esiste funzionalmente ed invece di essere uno STRUMENTO di lavoro di confronto e di incontro, rischia di essere strumentalizzato proprio dagli enti preposti alla tutela controllo. Le motivazioni che portano a queste considerazioni sono molteplici, ne elencherò alcune sperando di suscitare una proficua discussione e cercando di coinvolgere tante persone che vivendo “sufficientemente lontane da non sentire il puzzo” spesso si dimenticano di ciò che la presenza della discarica implica nel nostro territorio e nella nostra vita.

Senza dubbio l’osservatorio sta dando dei risultati: ha accorciato notevolmente le distanze tra i cittadini, le società e gli enti di controllo e inoltre fa da cassa di risonanza di alcune istanze che fino a poco tempo fa erano interesse e prerogativa solo di pochi. Di fatto però l’osservatorio non funziona o ancora non funziona come dovrebbe :

• perché non è mai stato approvato un regolamento?

• perché , anche solo nel mettere a disposizione i documenti, non si percepisce una vera volontà di trasparenza e di fiducia reciproca?

• perché soprattutto non esistono verbali delle sedute, per cui niente di quello che viene detto e deciso può essere attuato o anche semplicemente verificato?

• Perché non vengono stanziati soldi a disposizione per l’Osservatorio, con il rischio che anche eventuali azioni di monitoraggio o di correzione che possono essere intraprese su proposta dell’Osservatorio vengano finanziate addebitandole ai cittadini in tasse?

• Perché quando i cittadini hanno segnalato in questi due mesi (marzo e aprile) agli enti di controllo come ARPAT o ASL la presenza dei cattivi odori della discarica e hanno chiesto l’intervento per verificare il disagio e la causa che lo provoca, spesso è stato riposto che c’è un monitoraggio in corso e che l’osservatorio si è assunto il compito di raccogliere le segnalazioni e di elaborarle, come se l’Osservatorio si sostituisse alle funzioni DI TUTTI GLI ENTI deputati alla tutela della salute e del territorio.?

• Perché in questo scenario NON a tutti gli attori è ben chiara la propria mansione e responsabilità e non c’è voglia di fare chiarezza?

• Perché, alla richiesta da parte del presidente Maurizio Viligiardi di convocazione dell’Osservatorio alla presenza dei consiglieri comunali dei tre comuni in cui il Prof. Beretta (incaricato dalla Provincia come consulente nel lavoro della Conferenza dei Servizi) illustri la relazione svolta nella fase di autorizzazione all’ampliamento) si è cercato di darne un altro utilizzo? (presentazione dell’AIA da parte della provincia) e perché non è ancora chiaro se sia stata correttamente evaso l’invito e l’ordine del giorno a tutti i consiglieri comunali?

• Perché, nonostante anni di segnalazioni, collaborazioni, preghiere, lettere, mozioni..i problemi non sono stati né eliminati né mitigati e ad oggi SI EVIDENZIA UN PROGRESSIVO e NETTO PEGGIORAMENTO?

• perché è ritenuto sufficiente ottemperare e rispettare le normative giuridiche, tecniche, ambientali? e il rispetto della qualità di vita ? e il rispetto della dignità umana, per il diritto a vivere in libertà?

• Perché alla luce degli ultimi eventi, è stato dato un ampliamento a tutti i costi, ad un impianto di discarica troppo vicino al centro abitato? perché non sono stati considerati i disagi che provoca ai cittadini che ci vivono? cosa pensano di fare le amministrazioni nell’assolvere al loro ruolo di tutela dei diritti dei cittadini?

 

                                                                                                                  Catia Naldini

Ufficio Stampa

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