La Corte di giustizia dell

 

Secondo la Corte di giustizia dell’UE la norma che ha introdotto il reato di clandestinità in Italia e che punisce con la reclusione gli immigrati irregolari è in contrasto con la direttiva europea 2008/114/CE sui rimpatri. Che peraltro non è stata ancora trasposta nell’ordinamento giuridico del Bel Paese, nonostante il termine ultimo fosse il 24 dicembre 2010. Per i giudici del Lussemburgo gli Stati membri non possono introdurre una pena detentiva solo perché un cittadino di un paese Terzo non ha rispettato l’ordine di lasciare il territorio nazionale. Altrimenti si rischia di compromettere quello che è il principale obiettivo della normativa comunitaria in materia: instaurare una politica uniforme ed efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali. La sentenza si riferisce in particolare al caso El Dridi, cittadino algerino entrato illegalmente in Italia e che, non essendosi conformato ad un ordine di espulsione, era stato condannato ad un anno di reclusione. La Corte d’appello di Trento, presso la quale l’immigrato aveva impugnato la decisione d’incarcerazione, ha così chiesto ai giudici europei di chiarire se la legge italiana fosse in contrasto con la direttiva 2008/114. La risposta è arrivata con la sentenza di oggi:  è necessario “disapplicare ogni disposizione nazionale contraria al risultato della direttiva (segnatamente, quella che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni) e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite”.

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Ufficio Stampa

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