Mancano ormai 15 giorni alle elezioni a cui partecipano 500 e passa candidati.
Tutti sgomitano alla ricerca di visibilità. Tutti si danno un gran da fare ad intervenire su tutto e sul contrario di tutto. Il volume di email che sta giungendo in redazione sta raggiungendo la soglia della ingestibilità.
Scrive Jean Baudrillard: “Un albero che cade in un bosco produce rumore se non vi è nessuno a sentirlo? Eterno dilemma che ha accompagnato le teorie della comunicazione dalla scuola di Francoforte a quella di Palo Alto, simbolo di molti scontri dottrinali tra coloro che ritengono che, affinché la comunicazione sia possibile, è necessario che vi sia almeno un altro soggetto e quelli che considerano l’unidirezionalità come condizione sufficiente affinché vi sia comunicazione”.
Ma non sarà un “comunicarsi addosso” come avverte Baudrillard?
Esistono effettivamente i rischi di una degenerazione della società dell’informazione che risponde al nome di entropia, cioè la tendenza della natura di distruggere ciò che è ordinato e affrettare i processi di degrado biologico e di disordine sociale.
Comunicare non è più un diritto ma è diventato un vero e proprio dovere, un obbligo morale. Se non sei “online”, se non sei sempre raggiungibile, se non sei presente in rete, allora non esisti. Per questo oramai molti, e non solo i cosiddetti “utenti evoluti”, si servono di cellulari di ultima generazione, i cosiddetti “smartphone”, per poter essere sempre e ovunque raggiungibili e illimitatamente connessi alla rete e per continuare illimitatamente a comunicarci l’inutile.
Tutto questo eccesso di comunicazione non ha di certo giovato alla qualità, tutt’altro! La qualità della comunicazione è diventata oltremodo veloce e superficiale.
A volte vien da rimpiangere quel vecchio mondo nel quale nessuno era mai online, nessuno era connesso, ma che, non per questo, viveva nell’angoscia del sentirsi inesistente. Sono connesso per questo esisto, potremmo dire parafrasando il motto cartesiano, l’antico “cogito ergo sum”. “Penso quindi esisto”, il problema è che oggi il pensiero dura solo lo spazio di un click.
Paolo Casalini



