Fanfani ha annunciato sette assessori, ma già c’è chi parla di nove. Non credo che sia troppo importante il numero (la spesa per un assessore in più si ripaga certo con la serenità che può dare a un partito una nomina di prestigio).
Pensiamo invece che sia determinante, per una buona amministrazione, avere persone giuste al posto giusto. Questo non significa necessariamente nominare dei tecnici, ma semplicemente “persone giuste”. Un tempo le banche assumevano soltanto ragionieri poi, con gli anni, si sono rese conto che chi ha frequentato i licei può essere anche più duttile e forse utile. Oggi l’istituto Commerciale è una scuola quasi dimenticata.
Fanfani, in accordo con i partiti di maggioranza, deve scegliere gli assessori e farà bene a farlo tenendo in debita considerazione questo criterio.
Conferma, dunque, per coloro che lo stesso Sindaco e gli elettori hanno mostrato di apprezzare per il lavoro svolto. Si sentono strane voci, in giro, ma crediamo che le deleghe a Banchetti saranno confermate, così come quelle di Dringoli. Più incerti potrebbero essere i compiti da attribuire a Gasperini e De Robertis, che hanno funto da tappabuchi in passato e non è detto (ma anche sì) che mantengano le deleghe loro assegnate in emergenza.
Gasperini è adatto a ricoprire il ruolo di responsabile dell’Urbanistica? De Robertis è adatta a mantenere la delega al sociale? Lo dovrà decidere il Sindaco, in accordo con il PD e gli stessi assessori uscenti, ma tenendo la barra dritta sul “ruolo giusto per la persona giusta”.
Donati, segretario comunale del PD (con un pieno di preferenze personali), è il grande vincitore delle elezioni insieme a Fanfani. Sarà lui uno dei nuovi assessori? E’ probabile, anche se chi ha dimostrato di saper organizzare la campagna elettorale al meglio forse dovrebbe essere lasciato libero di continuare a lavorare nella struttura del partito. E comunque, quale assessorato gli verrà attribuito? Il criterio dovrebbe essere sempre lo stesso.
E poi ci sarà da individuare almeno altri due papabili, che non dovrebbero essere scelti per genere, ma anch’essi per caratteristiche personali. Sinistra Ecologia e Libertà, per esempio, ha presentato una lista particolarmente giovane e potrebbe avere dei buoni candidati, anche (ma non solo) di sesso femminile, per le “politiche giovanili”.
All’IDV potrebbero essere assegnati il commercio e le attività produttive, sempre che i dipietristi dispongano del soggetto adatto.
E la cultura?
E’ un tasto delicato, quello della cultura; di certo c’è che occorre marcare una discontinuità col passato. Se si vorrà dare nuovo fiato a un settore importante per la crescita della città e dei cittadini, allora ci vorrà qualcuno che possa ricoprire il ruolo in esclusiva. Potrebbe trattarsi di Liletta Fornasari, che con ogni probabilità sta già sfogliando la margherita tra Fraternita e Assessorato.
La persona giusta al posto giusto, e tutto andrà bene.
Chi sarà il vice Sindaco? Sinceramente non ci pare importante quanto la nomina del Presidente del Consiglio Comunale. Giuseppe Caroti ha ricoperto il ruolo nel migliore dei modi e, da gran signore, non si è ripresentato tra i candidati nonostante la popolarità acquisita. Si tratta di un ruolo delicato, da consegnare in mani affidabili per esperienza e correttezza formale.
Poi ci saranno le partecipate e lì vengono i veri dolori. Il criterio usato fino a oggi è sempre stato quello di assegnare quelle poltrone a chi ha lavorato più o meno nell’ombra in campagna elettorale o nel partito x, oppure ha maturato dei crediti politici per chissà quale motivo. La tendenza ha bisogno di essere invertita e, anche qui, dei partiti moderni dovrebbero agire virtuosamente e dimostrare elasticità. Occorre evitare le vecchie logiche spartitorie che hanno portato, tra l’altro, alla (provvisoria?) recentissima nomina dei consiglieri di Coingas.
Lo strapotere del PD, che dispone di diciassette consiglieri (Sindaco compreso) comunali su trentadue, merita una particolare attenzione, anche e soprattutto da parte di chi opera nel settore dell’informazione. A questo proposito Informarezzo non si farà pregare.
Gianni Brunacci



