Quando c’è di mezzo la produzione italica, al diavolo le ferree regole proibizioniste; con la scusa del mantenimento di presunti posti di lavoro, si giustificano anche i delinquenti. Un anno fa il parlamento italiano ha dato il lasciapassare alle società di telemarketing, che hanno potuto impunemente continuare a ‘delinquerè disturbando senza consenso milioni di italiani. La scusa nobile era: dobbiamo tutelare i posti di lavoro nei call center. In quell’occasione scrivemmo:
è come se si dicesse a chi abitualmente guida ubriaco: puoi continuare cosi’ fino a Natale, a patto che bevi vino italiano, evitando che i produttori di Chianti licenzino i vignaioli.
Ed oggi il ministro Luca Zaia che dice?
“… il 98 per cento degli incidenti stradali non sono causati dallo stato di ebbrezza … bevetevi buona grappà … noi in Italia consumiamo sempre meno grappa”.
E un dubbio ci sovviene: se in Italia crescesse la foglia di coca, e i produttori italiani creassero la coca doc, la coca docg, dop e a indicazione geografica tipica, che direbbe il nostro ministro?
E soprattutto, che direbbe il suo collega Giovanardi? L’emblema del proibizionismo inefficace. Farebbe eccezione oltre che per il vino toscano, pure per la coca dell’Altopiano di Asiago?
Domenico Murrone
La redazione



