Dopo alcuni anni di silenzio si è tornati a parlare di Alberto Fortis grazie a una serie di iniziative (concerti e presentazioni di libri) che lo hanno visto coinvolto in giro per l’Italia.
Domenica 22 agosto il viaggio di Alberto Fortis ha fatto tappa nella nostra città ospite de Il Giardino delle Idee.
L’occasione per presentare il libro “AL. Che fine ha fatto Yude?” raccontare alcuni aneddoti ai numerosi spettatori e rispondere alle domande delle giornaliste Antonella di Tommaso e Dory D’Anzeo.
La casa discografica Universal ha finalmente riproposto i suoi primi sei album in un cofanetto e sono usciti due nuovi dischi registrati dal vivo ed ecco così che l’incontro al Giardino delle Idee si è trasformato in un appuntamento molto atteso dal pubblico aretino.
Le domande scottanti e il grande giornalismo d’inchiesta del bravissimo attore/scrittore aretino Francesco Maria Rossi hanno reso la serata assolutamente indimenticabile.
Alberto Fortis ha voluto visitare il centro storico della nostra città fermandosi a cena ospite di un locale di piazza Grande.
“La storia autobiografica di Alberto Fortis è un libro estremamente scorrevole, ricco di flash, quasi interattivo in alcune sue parti. Mi riferisco soprattutto alle citazioni delle tue canzoni che fanno di tanto in tanto capolino”, ha sottolineato Antonella di Tommaso. “Il titolo è singolare, e si capisce solo alla fine del libro chi è Yude; cosa significa innanzitutto e di che cosa è il simbolo questo personaggio?”
”Yude è l’elemento thriller del libro”, ha risposto Alberto Fortis, “un personaggio della vita reale ma che va a impersonificare la buona e la cattiva coscienza. Nel Dvd allegato ci sono delle immagini, in cui l’abbiamo anche un po’ “demonizzata”… Non è un escamotage molto piacevole, è l’immagine di un’arcigna signora tedesca che – come spiego nel mio libro – mi porto dietro da quando ero bambino”.
“C’è tutta una serie di ricordi, che vanno dalla tua prima batteria al tuo primo gruppo, i Raccomandati, fino agli importanti incontri che hai fatto nel corso della tua carriera”, ha aggiunto Dory d’Anzeo, “che è iniziata già con collaborazioni di alto livello, come quella con Micocci alla Rca e poi con Alberto Salerno, la Pfm e Mara Maionchi. Com’era fare Lp nel 1979? Sarebbe ancora possibile oggi debuttare con un lavoro così coraggioso?”
“Il materiale che ha composto il mio primo album omonimo” ha risposto Alberto Fortis “è stato, per circa tre anni e mezzo, considerato dai discografici italiani cui lo facevo ascoltare come non adatto alla pubblicazione e quindi a una realizzazione discografica. Sono riuscito a cominciare la mia carriera grazie a un presidente di compagnia francese laureato alla Sorbona, ma i presidenti italiani non vedevano nelle mie canzoni qualcosa che potesse funzionare – eppure da quel disco sono stati estratti quattro singoli. Le cose oggi nella musica sono cambiate moltissimo, tranne per chi ha un grosso budget e può ancora registrare dischi di qualità. Naturalmente sono cambiati i mezzi con cui realizzare i dischi, poi c’è il web – che mi piace molto in quanto strumento democratico che offre l’opportunità a chiunque di esprimersi e proporre quanto scrive, ma allo stesso tempo sdogana il dilettantismo.
Se ci pensi, ogni mese escono, tra titoli domestici e di importazione, circa tremila CD: il pubblico, inoltre, non ha più un vero innamoramento per l’artista e diventa difficile per le case discografiche orientarlo e impostare progetti come era possibile fare un tempo. Il potere discografico è soprattutto in mano ai network radiofonici e oggi il mancato successo di un singolo, entro quattro settimane, fa cancellare ogni possibilità di promozione e di crescita per gli emergenti. Per questo le grandi emittenti (le piccole fanno ancora la differenza) propongono al massimo sempre venti, venticinque prodotti confezionati per il mainstream. Non parlo per me, ma per quello che sento di penalizzante oggi: c’è molta arte, c’è un pubblico che ha voglia di musica di qualità (anche se non necessariamente un cantautorato intellettuale) ma che non riesce a far sentire la propria voce”.
“Non pensi che ci sia anche poca voglia di rischiare?” ha domandato Francesco Maria Rossi.
”Assolutamente sì” ha risposto Alberto Fortis. “Parlando di “A voi romani”, il prezzo che ho pagato è stato alto; la notizia è stata data dai mass media senza spiegare il vero senso del mio testo (di conseguenza sono stato visto come un anti-Venditti) e non pensavo che avrei avuto un effetto boomerang tale. Ricordo quando Pippo Baudo mi apostrofò come incivile dopo aver sentito il pezzo. C’è stato di sicuro un pregiudizio iniziale. Chissà, se non avessi inciso quella canzone avrei fatto meno fatica e non so, effettivamente, se oggi la riscriverei. In un linguaggio politico ci sta – in fondo anche Obama parla male di Washington pur vivendoci – ma mi rendo conto che questo possa aver rappresentato uno scoglio per una parte del pubblico, che si è subito fermata. Non è stato il cavallo di Troia più intelligente che potessi usare, forse troppo impetuoso.
“Fragole infinite, che arriva dopo un altro grande successo di pubblico ovvero “La grande grotta”, ti ha visto collaborare con il mitico George Martin”, ha chiesto telefonicamente Dario Salvatori.
Lavorare con George Martin era sempre stato un mio sogno, e nel mio libro racconto del nostro incontro. Inizialmente non accadde niente, ma nel 1987 mi ritrovai a lavorare con lui presso i mitici studi “Power Station”.
Il prossimo appuntamento al Giardino delle Idee è previsto per mercoledì 25 agosto sempre alle ore 21.00 con ingresso gratuito.
Roberto Fiorini



