Si fa un gran parlare dell’obiezione di coscienza. Io credo sarebbe giusto inizare a mettere i puntini sulle i.
Anitutto una questione di buonsenso: Se fossi animalista, non sceglierei la professione del macellaio, se fossi contrario alle armi, non mi arruolerei nell’Esercito e non farei il poliziotto, se fossi antiabortista, non sceglierei la professione di ginecologo: si chiama coerenza.
Semplicemente evito di trovarmi, e di cacciarmi in situazioni sgradevoli, nelle quali la professione mi pone, o mi potrebbe anche solo potenzialmente porre di fronte ad un conflitto, fra le mie convinzioni e le azioni che sarei chiamato a svolgere.
Le norme mi permettono, qualora obbligato, di sottrarmi all’obbligo per ragioni etiche: questa soluzione si chiama “obiezione di coscienza”. Quando però l’obbligo non c’è, non si dovrebbe parlare di “obiezione di coscienza”, perchè è qualcos’altro, perchè l’interessato non ha subìto una costrizione imprevedibile o inevitabile. I medici obiettori non hanno subìto una costrizione, ad esercitare quella professione, ed il fatto che si sarebbero trovati in conflitto con l’aborto, era una situazione prevedibile ed evitabile, quindi per loro ritengo impropria la definizione “obiettori di coscienza”.
La differenza consiste nell’intenzionalità. Penso sia giusto consentire una scappatoia a chi si trova, suo malgrado e senza volerlo, in una situazione di conflitto etico-morale, ma specularmente ritengo profondamente sbagliato consentire la medesima scappatoia a coloro che non fanno nulla per evitare quella situazione, o addirittura se la vanno a cercare.
Questo è il punto: un’azione passiva, qual’è il diritto all’obiezione, è stata abusata nel momento in cui qualcuno la utilizza come forma attiva di lotta all’aborto, scegliendo la professione per poi rivendicare un diritto all’obiezione che non spetta loro.
Un tempo chi aveva un coscienza che lo costringeva ad obiettare (grande concetto) sapeva bene quello che rischiava: spesso la galera. Adesso chi obietta rischia solo… di lavorare di meno, di offrire un servizio di minor livello. Io vorrei fare una proposta: giusta l’obiezione, però chi obietta almeno il 10% dello stipendio lo devolve a favore dello stato, o di quei medici che sono costretti a fare anche il suo lavoro. Sarei proprio curioso di vedere quante sono le coscienze immacolate !
Raffele Luigi Billi



