Lost Generation.

 

 

 

C’e’ poco da aggiungere a quello che viene detto in questo articolo. Fa una panoramica abbastanza esauriente del contesto lavorativo nei quali i neo-laureati e non, dovranno in qualche modo trovare un lavoro. Ho trovato particolarmente interessante la prospettiva attraverso la quale si guarda alla crisi e alle ripercussioni che essa avrà sulla vita economica di ciascuno di noi una volta entrati a pieno titolo nel mondo del lavoro.

La formazione professionale e’ un spetto importante che molte volte nel mondo dell’educazione, sia universitaria, sia di scuola superiore, viene dimenticata. Proprio per questo in molti casi, ci si trova alla fine di un percorso di studi che difficilmente si e’ capaci di trovare una propria collocazione nel mondo del lavoro. Questo e’ un dettaglio che manca nell’articolo. Infatti una possibile soluzione alla mancanza di occupazione potrebbe essere data anche da una maggiore fusione tra il mondo dell’educazione e il mondo lavorativo che non necessariamente sottintende una corruzione di quest’ultimo a strumentalizzazioni economiche. Semplicemente ritengo che fin dall’età delle scuole superiori sia necessario cominciare a fare esperienza fuori dal mondo dell’educazione. Non solo fare corsi di lingua, ma cominciare già due o tre anni prima dell’inizio dell’università, a fare esperienza in ambienti lavorativi. Un esempio potrebbe essere, per coloro che fanno medicina, fare servizio in un ospedale o per coloro che vogliono fare giurisprudenza, andare nei locali del tribunale e cominciare a farsi un’idea. Tutto e’ importante e nessuna piccola esperienza dovrebbe essere sottovalutata. In questo caso sta proprio al preside della scuola dover essere la figura di riferimento per l’organizzazione di queste attività e la scuola diventerebbe un contenitore di esperienze che spinge lo studente ad andare fuori e fare esperienza.

Il problema e’ comunque molto più grande e coinvolge una serie molto più ampia di elementi e questo articolo nella sua brevità riesce a coglierne gli aspetti più importanti.

Traduzione a cura di Cesare Baccheschi

“Vigoroso e avido di sapere, ma anche non gradito. Mentre la disoccupazione sta devastando la forza lavoro in ogni parte del globo, il più grande danno e’ stato fatto per i giovani che in molti casi non posso imboccare la strada giusta per raggiungere le loro aspirazioni professionali. Ad essere colpiti sono molte tipologie di giovani, a partire da coloro che hanno appena finito le scuole superiori, ai laureati, ai nuovi avvocati e a tutti coloro che hanno investito denaro in MBA in tutto il mondo sviluppato, dall’Inghilterra al Giappone. Una annotazione: Negli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione per i giovani dai 16 ai 24 anni ha raggiunto il 18% dal 13% di un anno fa. Per le persone che stano iniziando la loro carriera in questo momento, il danno può durare a lungo e può creare una sorta di Lost Generation.

Alcuni studi suggeriscono che il periodo della giovinezza senza la possibilità di trovare un lavoro per un lungo tempo può avere delle ripercussioni negative per tutta la vita a livello salariale dato che alcune persone si possono trovare incastrate in lavori al di sotto delle loro capacita’.

Ugualmente importante, coloro che assumono posso essere danneggiati da una generazione impaurita. Si perde la freschezza e la vitalità che le nuove generazioni portano nel posto di lavoro. Coloro che cominceranno a lavorare in futuro, mancanti di esperienza, perderanno la motivazione. In Giappone, che e’ andato per questa strada fin dal 1999, i lavoratori che hanno iniziato la loro carriera circa dieci anni fa e che sono adesso nella trentina, 6 su 10 di loro soffrono di depressione stress e disturbi mentali sul posto di lavoro; questa e’ la versione del Japan Productivity Center for Socio Economic Development (Istituto per la produttività e lo sviluppo economico giapponese).

Quando il disoccupato di adesso sarà finalmente inserito nel mondo del lavoro, potrebbe essere insoddisfatto di essere messo tra persone che hanno sempre lavorato, specialmente se il nuovo arrivato ha speso il suo tempo per migliorare la sua educazione, osserva Richard Thompson, vice presidente per lo sviluppo delle capacita’ lavorative della Adecco nel Nord America; questa azienda da lavoro a più di 300.000 persone in posizioni temporanee. Dice Thompson: ‘Avremo molte generazione che combatteranno per un lavoro’.

In più si conta sulla forza produttiva di una nuova generazione di baby lavoratori che aiuterà a pagare le pensioni e l’assistenza medica. Al contrario, invece, i giovani rischiano di rimanere intrappolate in lavori che non li pagano abbastanza, dice Lisa B. Kahn della Yale School of Management. Questo significherà un abbassamento del volume di tasse pagate che si traduce in meno fondi per pensioni e assistenza medica.

Solo il 46% delle persone tra una età compresa tra i 16 e i 24 anni avevano un lavoro a settembre e questo e’ il tasso più basso fin da quando il governo a cominciato a fare censimenti a riguardo nel 1948. La crisi sta colpendo anche i nuovi laureati. ‘Ho fatto domanda per lavorare in un sacco di ristoranti, ma anche tra questi nessuno mi ha ri-chiamato’ osserva Dan Schmitz, 25, laureato in letteratura Inglese all’Università del Wisconsin e che vive a Brooklyn, NY. ‘Ogni giorno mi sveglio e penso che questo sarà il giorno in cui trovo lavoro. Non ho avuto un lavoro per mesi e questo sta diventando veramente frustrante’.

Ansia e paura

Le ragioni per motivare una reazione sono molte. I governi devono agire adesso prima che il danno sia anche peggiore, afferma David G. Blanch-flower, un economo al Dartmouth College che recentemente ha operato nella Monetary policy Comettee della Bank of England. Non e’ sicuro quale sia la soluzione, ma lui e’ dell’idea che e’ necessario provare tutto, che sia dal finanziare l’educazione e la formazione professionale, ad abbassare lo stipendio minimo per i giovani e coloro che si stanno formando. ‘Deve avvenire adesso’, dice Blachflower, ‘non può avvenire da qui a due anni’.

Molte analisi che si occupano di occupazione giovanile si concentrano sulla fascia di età che va dai 16 ai 24 anni e che include tutti coloro che sono al liceo fino ad un anno dopo la fine dell’università. Ma in questa fascia di età e in questo contesto educativo, molte persone non cominciano la loro carriera lavorativa prima dei 25 anni o anche più tardi.

Prendendo in considerazione anche le stime fatte dal Business Week, i laureati tra un età compresa tra 22 e i 27 anni hanno avuto peggiori risultati rispetto ai loro predecessori. Due anni fa, l‘84,4% dei giovani laureati aveva un lavoro, solamente due punti percentuale sotto l’86% dei laureati compresi tra una età tra i 28 ani e i 50. Da quel momento in poi il divario tra i due gruppi di età e’ quasi raddoppiato.

Robert Sutton, autore di The No Asshole Rule, un libro che parla di management, ha notato una grande ansia e paura tra i suoi studenti alla Stanford University. Alla  Northwestern University, nel dipartimento di legge, tre quarti dei laureati hanno visto la loro assunzione ritardata anche di un anno. Ma la situazione e’ più seria per coloro che cercano un lavoro senza pero’ avere una educazione universitaria, dato che sono in possesso di meno opzioni.

In un primo momento sembra strano che le nuove generazioni siano le vittime di questa crisi economica. Si potrebbe facilmente immaginare che una compagnia in piena recessione avrebbe preferito assumere persone giovani, che costano meno e che mandano via i vecchi lavoratori che costano molto di più. Ma i vecchi lavoratori se ne stanno tranquilli nelle loro poltrone, prendendosi meno rischi possibile in un contesto molto incerto. Senza nessuna apertura, gli impiegati si rifiutano perfino di guardare i curriculum di coloro che dal fuori guardano dentro il mondo del lavoro.

La percezione della stasi in molti paesi occidentali ricorda la situazione del Giappone. Molti giapponesi accusano i giovani affermando che sono viziati e alienati. Ma l’economista Souichi Otha della Negoya University afferma che la gran parte del problema e’ dovuta ai dipendenti giapponesi che prendono in considerazione solamente coloro che hanno una lunga esperienza e che, i nuovi arrivati, per definizione, non hanno.

L’Europa offre una prospettiva differente riguardo a ciò che dovrebbe essere evitato. In Spagna, i lavoratori più anziani sono assunti sotto una tipologia di contratto che e’ difficile da rompere. Quando e’ necessario ridurre l’organico, i giovani lavoratori sono i primi dei quali ci si sbarazza, fa notare Alfredo Pastor, un economista della IESE. Questa e’ una delle principali ragioni per cui la Spagna ha un tasso di disoccupazione che sfiora il 39% nella fascia tra i 16 e i 24 anni. La percentuale e’ del 24% in Francia e del 19 % in Inghilterra.

Gli economisti di molti paesi hanno studiato i danni che l’alto tasso di disoccupazione può causare. Kahn di Yale ha scoperto che laurearsi al college (che equivale ad una triennale Italiana) ha degli effetti negativi sul guadagno. Per ogni punto percentuale in cui sale il tasso di disoccupazione, coloro che si sono laureati durante la recessione, guadagnano dal 6% al 7% in meno nel loro primo anno la lavoro dei loro più fortunati predecessori. Anche 15 anni più tardi dopo una recessione, coloro che si sono laureati in quel periodo guadagnano meno di coloro che sono stati assunti in tempi migliori.

Sotto la paga minima consentita? Che cosa potrebbe essere fatto? Una cosa potrebbe essere che le compagnie dovrebbero assumere giovani anche se stanno cercando di ridurre il personale. Questa e’ una delle modalità con la quale lavora la General Electrics, afferma Susan P. Peters che e’ il vice presidente della compagnia. Lei afferma che la GE impara dagli errori della sua compagnia aerea che ha sospeso le assunzioni durante un periodo di crisi l’anno passato e che adesso si trova a secco di personale formato durante la ripresa.

Alcuni economisti a favore del libero mercato sostengono l’idea che bisognerebbe togliere l’ostacolo del minimo salariale per l’assunzione dei giovani. ‘Il governo in qualche modo sta contribuendo a questo problema’ afferma Kristen Lopez Eastlick. Lei afferma che le scalate del  40% del minimo salariale rende più difficile assume i giovani. Una possibilità, alcuni stati degli USA e dell’Europa, hanno attivato un salario sotto il minimo consentito per i giovani o per coloro che stanno facendo l’apprendistato.

Più stage non farebbero male. Ad aprile il governo britannico ha garantito che a partire dal prossimo gennaio, tutte le persone sotto l’età minima dei 25 anni che sono stati disoccupati per più di un anno avranno un offerta di lavoro o di apprendistato.

Gli Stati Uniti sono stati più lenti nel rinforzare i programmi lavorativi per i giovani, anche a causa di un diffuso deficit. L’amministrazione Obama sta considerando un piano proposto durante la campagna elettorale di dare 3.000$ di credito sotto forma di tasse a coloro che assumeranno ogni nuovo impiegato. Un argomento a favore di questa mozione: La generazione attuale di giovani e’ più numerosa di quella che seguirà.

Un possibile esempio per gli Stati Uniti e’ di seguire la Germania e il suo programma di apprendistato che guida i giovani dal liceo a lavori con il colletto blu. Il tasso di disoccupazione dei giovani e’ aumentato in maniera più ridotta rispetto a molti altri stati.

I giovani hanno anche imparato come evitare orribili spazi bianchi nei loro curriculum. Le domande di iscrizione a college come Cincinnati State Technical & Community College e La Guardia Community College a New York. Con la scarsità di lavori, a Stanford si sta invitando gli studenti a iniziare la loro attività. Le scuole dovrebbero insegnare che invece di rigurgitare passivamente le nozioni, afferma Kate McKeown, bisognerebbe avere un approccio più attivo. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione tra i giovani sta continuando a crescere. ‘Vedremo maggiori deteriorazioni’ afferma Stefano Scarpetta, analista dell’organizzazione Organization for Economic Cooperation & Development.

Il tasso di disoccupazione non e’ così drammatico come lo e’ stata la crisi finanziaria un anno fa, ma può avere delle ripercussioni negative a lunga durata”.

 http://www.businessweek.com/magazine/content/09_42/b4151032038302.htm#readerComments

 

 

La redazione

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